Vicini o lontani?

scritto da Giovanna Rezzoagli

L’essere amati è un’esigenza primaria di ciascuno di noi, che lo si voglia ammettere o meno. Già, perché non è affatto facile, o meglio, è estremamente difficile ammettere di avere bisogno di essere amati. Sono tante le persone che vivono in quella che mi piace definire “la trincea della solitudine”, ovvero uno spazio psicologico in cui ci si pone in perenne difesa contro tutto e tutti. Spazio psicologico che si trasla nel vivere quotidiano quasi automaticamente e del tutto inconsapevolmente. Vivono questa condizione persone sole, non tanto per libera scelta quanto per forzosa evidenza. Coloro che hanno subìto lutti, abbandoni, ingiustizie più o meno grandi, ammesso e non concesso che sia possibile misurare l’ingiustizia. Sono gli individui arrabbiati col mondo, che poi magari si “sfogano” con il vicino di casa, con i bambini che giocano rumorosamente, col collega, col compagno di classe, col subalterno… l’elenco è virtualmente infinito. Questo particolare tipo di aggressività nasce da un frustrato desiderio di comprensione, di attenzione, di affetto. A volte accade che la persona affamata di amore, inteso nella sua accezione più ampia, sia l’inconsapevole fautore di un perverso meccanismo psicologico in base al quale più va in cerca dell’altro, più lo allontana. Se è vero che nessuno di noi è ovviamente chiamato a farsi carico dei mali del mondo, è altrettanto vero che tante volte basta davvero poco per …amare. Una telefonata ad un amico perso di vista da qualche tempo, un saluto al vicino che si incontra sulla scala (sempre che non vi abbia eletto a capro espiatorio dei mali del suo personale universo, beninteso), un sorriso ad un perfetto sconosciuto. Piccoli gesti che valgono il mondo. Al lettore che mi crederà una povera illusa od un’inguaribile sognatrice, rivolgo un piccolo invito a provare. In fondo, ogni tanto lasciar correre la propria emotività che male potrà mai fare? L’unico rischio è quello di scoprirsi un poco più vivi.

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