Osservazioni sull’esperimento di Oersted

scritto da Salvatore Ganci

“Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari.”
(Max Planck, Autobiografia scientifica, (Boringhieri, Torino, 1958).  

Sebbene questa affermazione fosse consequenziale (nella bibliografia citata)  ad una serie di considerazioni, è tuttavia un periodo auto consistente, in quanto rispecchia alcune resistenze che nella, Storia della Fisica, costituiscono la normalità.



L’immagine in figura è una rappresentazione dell’esperimento di Oersted: la nuova scoperta da cui parte tutto l’elettromagnetismo intorno al 1820. Sulla “storia” dell’esperimento di Oersted e di presunte priorità di Gian Domenico Romagnosi nel 1802 si è scritto molto. Qui, da semplice persona che osserva per mestiere, trovo che chi ha disegnato questo “quadretto” è una persona che ha saputo magistralmente esprimere attraverso il linguaggio non verbale le reazioni “umane” di Uomini che, per buona parte della vita, sono corsi attraverso varie vie, non sapendo cogliere le risposte (sempre corrette) che la Natura offre.

Escludendo ovviamente il personaggio di spalle, sapete trovare chi osserva con attenzione critica il nuovo fenomeno cogliendone una “rottura con la tradizione”? sapete trovare chi osserva come folgorato da meraviglia e di entusiasmo carico di voglia di proseguire subito in questa nuova direzione? Chi si arrocca nel pensiero “non può essere, sicuramente è un effetto spurio e non voglio guardare oltre”. Infine chi vede una forza agente trasversalmente sull’ago magnetico che ve de messi in dubbio in un momento tutte le certezze acquisite in gioventù e messe in discussione quando ormai è tardi? Fornito l’input, sono certo che potranno sicuramente esistere innumerevoli altre “chiavi di lettura”? In fin dei conti “leggere” è una cosa “interpretare o saper trovare” un’altra. Ho trascurato, in figura, il linguaggio non verbale di Oersted che esegue l’esperimento (della rilevanza del quale era talmente conscio da averlo pubblicato sotto forma di fascicolo “stampato in proprio” ed in Latino, (lingua ormai definitivamente abbandonata nella Letteratura scientifica) dilungandosi non poco nel citare i nomi delle (stimatissime) persone presenti e testimoni dell’evento. E’ una  osservazione personale, però una Memoria scientifica originale era di norma inviata, scritta in Tedesco, ad Annalen der Physik. 

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