Massacri in Repubblica Democratica del Congo... eppure lo sapevamo.

traduzione di Padre Oliviero Ferro da:
(Nicholas D.Kristof, New York Times) da “Jeunes Afrique” 2567 del 21-27 marzo 2010

Ci si domanda oggi come capi di Stato,giornalisti,religiosi e semplici cittadini hanno potuto chiudere gli occhi sull’eccidio di 6 milioni di Giudei durante l’Olocausto. E noi siamo persuasi che noi non avremmo fatto come loro. Eppure,oggi,la guerra nell’Est del Congo RDC non solamente è durata più tempo che l’Olocausto,ma è stata la più sanguinosa con un bilancio stimato a 6,9 milioni di morti. E noi cosa facciamo? Ciò che le cifre non mostrano è la natura di questa violenza. La Repubblica democratica del Congo è diventato il centro mondiale dello stupro,della tortura e delle mutilazioni. Questo non viene detto,nella sua freddezza anonima,nel calvario di Giovanna Nukuninwa,19 anni, che, non si sa come, riesce,a volte, ancora a ridere. Aveva 14 anni,quando i suoi genitori sono spariti nei combattimenti. Qualche mese dopo, rifugiata da un suo zio, ha visto arrivare gli estremisti Hutu. Era il giorno della sue prime mestruazioni, le sole che lei abbia mai avuto. “Hanno preso subito mio zio” racconta Giovanna “poi gli hanno tagliato le mani,strappato gli occhi, tagliato i piedi, poi gli organi sessuali. E l’hanno lasciato così. Era ancora vivo. Davanti alla moglie e ai bambini. Poi ci hanno portato in foresta”.

Giovanna e le altre ragazze erano regolarmente legate,le braccia in croce, e violate da diversi miliziani. Rapidamente, è diventata incinta. Gli stupri non sono cessati. A volte anche con dei bastoni, con cui le attorcigliavano gli intestini. Il feto,nonostante tutto,è sopravvissuto, ma Giovanna è ancora poco sviluppata per mettere al mondo un bambino.Uno dei prigionieri, medico, vedendo che la ragazza stava per morire durante le doglie,gli aprì il ventre senza anestesia e con un coltello usato. Fece uscire il bèbè, nato morto. Giovanna, in agonia, è stata abbandonata in una fossa, ai bordi della strada.

E’ là che è stata trovata e portata a Bukavu. “Era totalmente distrutta all’interno”racconta il dottor Mukwege,54 anni,responsabile dell’ospedale di Panzi.(…). Ha operato Giovanna 9 volte in tre anni per mettere fine alla sua incontinenza,dovuta a una fistola,prima che lei possa ripartire per il suo villaggio. “Mi aveva detto di evitare gli uomini per almeno tre mesi” si ricorda Giovanna. Tre giorni dopo il suo arrivo al villaggio,i miliziani sono ritornati e l’hanno stuprata un’altra volta. Le piaghe si sono riaperte. Il dottor Mukwege l’ha operata un’altra volta,ma restava così poco tessuto sano che non è sicuro che lei possa di nuovo diventare incontinente. “A volte mi domando che cosa faccio qui”dice il dottore “non ci sono soluzioni mediche”. “Quello che ci vuole”spiega “non è l’aiuto umanitario,ma uno sforzo internazionale deciso per mettere fine alla guerra”.

Questo vuol dire fare pressione sul vicino ruandese,(…),sul presidente congolese, Joseph Kabila,(…), che gli Stati Uniti prendano le loro responsabilità perché vengano fatti degli sforzi per regolamentare il commercio dei minerali. Affinchè i signori della guerra non si servano più del coltan,dello zinco o dell’oro per comperare le armi. Senza una leadership forte, i combattimenti in repubblica democratica del Congo continueranno all’infinito. Se noi noi agiamo ora,quando lo faremo mai? Quando saremo arrivati a 10 milioni di morti? Quando Giovanna (Jeanne) sarà rapita una terza volta?

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