La storia di Tic Toc

scritto da Padre Oliviero Ferro

Ore 11.45 del 22/01/2010 sul treno Salerno-Reggio Calabria 

Non mi ricordo più né il giorno né l’ora in cui ho conosciuto TIC TOC, l’orologiaio buono che aiuta ciascuno a vivere la sua ora. Veramente, lo devo confessare, mi era sembrato un tipo un po’ strano. La sua faccia sembrava un orologio e le sue braccia somigliavano a delle lancette. Aveva in testa un buffo cappellino con un nastro a cui era legato un campanello che suonava quando qualcuno chiedeva la sua ora. E camminava buffamente, un po’ a destra un po’ a sinistra e le sue scarpe, muovendosi, facevano tic e toc. Per questo lui si chiamava TIC TOC. Ero molto incuriosito da questo personaggio. Un giorno decisi di parlargli. Lui aprì gli occhi e ci sedemmo su di una panchina del parco. Le sue scarpe erano silenziose. Mi ascoltò con interesse. Ogni tanto il suo campanello suonava piano piano, per non disturbarmi. Gli raccontai tante storie. Insomma, un po’ tutta la mia vita. Mi seguiva con interesse. Le sue braccia si muovevano lentamente. Stava continuando a segnare le ore di qualcuno. Finalmente gli chiesi quando avrebbe suonato la mia ora. Non mi rispose subito. Forse faceva dei conti mentalmente. Mi chiese se avevo proprio così fretta. Io gli risposi che, dopotutto, ognuno vorrebbe sapere qualcosa del suo futuro. Mi sorrise, dicendomi che per ora non aveva alcuna risposta. E aggiunse che ogni volta che io vedevo un sorriso di un bambino, una carezza di una mamma, un “che pazienza” di un papà, la mia ora sarebbe suonata. Non riuscivo a capire. E lui, prendendo la mia mano, l’avvicinò al suo campanellino, dicendomi di tirarlo. Subito il campanello suonò. Allora capii. Ogni volta che prendi nella tua mano quella del fratello, la tua ora è suonata… l’ora di amare.

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