La piccola storia di ZIP, la zanzara curiosa

scritto da Padre Oliviero Ferro

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Era un pizzicotto piccolo piccolo, ma aveva reso felice ZIP, la zanzara che scoccia. Lei volava dappertutto. Voleva conoscere tante cose. Ma quando aveva sete, nessuno la fermava più. Se vedeva una bella vena,  zac,  si buttava a capofitto e via a bere. A volte,  beveva poco. Ma qualche volta si ubriacava. Il sangue,  si sa, per le zanzare, è la fine del mondo. E’ il loro desiderio nascosto,  da cui non possono farne a meno. A ognuno i suoi gusti.

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Ma lei aveva un desiderio nascosto,  diverso da tutte le altre zanzare. Loro si accontentavano di succhiare le vene ed erano contente. No. Lei voleva conoscere da dove veniva il sangue. Insomma, voleva andare alla fonte, al cuore. Le sue amiche la prendevano in giro,  le dicevano di lasciare stare. Da che mondo è mondo,  non si è mai visto una zanzara succhiare il cuore. Ma chi credeva di essere. Ma lei, testarda, insisteva. Voleva raggiungere quel sogno. Finché un giorno non si decise a fare un lungo viaggio. Preparò il suo zainetto con le poche cose che aveva e una piccola borraccia con del sangue di riserva. Non si sa mai: è meglio essere previdenti. E cominciò a volare…ogni tanto si fermava a chiedere delle informazioni, ma nessuno le sapeva dire dove trovare chi poteva aiutarla. Finché un giorno, stanca e assetata, si fermò su un fungo. Aprì la sua borraccia e bevve una goccia di sangue. Quando all’improvviso vide arrivare ZIC ZAC, la zanzara più veloce del mondo. Anche lei era assetata e chiese  gentilmente da bere. ZIP le diede la sua borraccia e ZIC ZAC si dissetò. Poi le chiese come mai era da quelle parti. ZIP le spiegò il suo problema. Zic Zac batté le ali e disse: “Se vuoi,  ti posso accompagnare da qualcuno che ti potrà dare la risposta. Abita nella foresta di ZANZAN. Credo che si chiami ZAC ZIC ed è mia nonna. Lei, vedrai,  ti aiuterà. Se ti sei riposata,  possiamo andare”. E così ZIP con ZIC ZAC cominciarono il lungo viaggio.

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Erano appena partite,  che nel cielo apparvero dei grandi nuvoloni neri. Fra poco sarebbe arrivata la pioggia e le due amiche non sapevano dove ripararsi. Si guardarono intorno e videro che poco distante c’era una casetta. Si dissero che forse là qualcuno le avrebbe accolte. Volarono veloci,  in tempo per non prendere le prime gocce che cadevano forti. Picchiarono ai vetri dell’unica finestra. Qualcuno aprì e chiese:”Cosa volete? Chi siete?” Ma non vedeva nessuno. Gli risposero che erano due zanzare in viaggio e che chiedevano di potersi riparare a causa della pioggia. Il signor MOSCONE, così si chiamava il proprietario, non era molto d’accordo, ma sua moglie MOSCA gli disse di farle entrare. “Insomma” diceva “tra insetti ci si deve aiutare”. E così entrarono. Furono fatte accomodare vicino al camino. Erano stanche e volevano solo riposarsi. Ma arrivarono volando i MOSCHINI,  figli di MOSCA e MOSCONE. Cominciarono a tempestarle di domande. In poche parole passarono tutta la notte a chiacchierare. Si erano dimenticate anche della fame e della sete. Ma mamma MOSCA,  premurosa,  era andata in cantina a prendere una bottiglia di quello (sangue) buono che tirava fuori per le grandi occasioni. Apparecchiò la tavola e condivisero con gioia quello che avevano. Poi stanche, ripiegarono le alette e si addormentarono.

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Il sole stava accarezzando con i suoi raggi i rami dell’abete che faceva ombra alla casa. Tutto il prato intorno si era messo in movimento. Ma le nostre amiche volevano ancora dormire. Quando mamma MOSCA,  volando leggermente verso di loro,  le risvegliò,  fecero fatica ad aprire gli occhi. Ma quando videro in una scodellina delle gocce di rugiada, fresche fresche,  si precipitarono a bere. Era buona, perché il sole l’aveva scaldata bene. Si sentivano pronte per il nuovo viaggio. Ringraziarono con gioia chi li aveva ospitate e volarono via allegre. Da lontano si vedeva  il bosco, illuminato dal sole. Non sapevano bene da dove passare, ma certamente avrebbero trovato qualcuno che avrebbe insegnato loro la direzione giusta. Volando volando, arrivarono all’entrata del bosco. Naturalmente si posarono su un bel fungo rosso. Mentre si chiedevano come fare per entrare,  LIB, la libellula,  si intromette nei loro discorsi. Aveva sentito  che cercavano la casa di ZIC ZAC. Lei la conosceva bene. Anzi, tutti nel bosco avevano fiducia in lei. Quindi era facile trovare come arrivarci. Si offrì di accompagnarle. Controllarono se le alette erano ancora in buono stato. E  poi via, facendo attenzione ai rami,  ma aprendo gli occhi per vedere tutte quelle meraviglie.

5

Il sole giocava a rimpiattino tra i rami. Sembrava dare loro delle carezze di luce. Le nostre tre amiche erano felici di volare insieme. Guardavano dappertutto. ZIP, oltre che scocciante, era molto curiosa. Voleva conoscere tutto. Le altre due, con molta pazienza,  le spiegavano le cose. “Perché questo sasso è verde? Perché questo fungo è così strano? Cosa sono questi frutti? Cosa dicono quelli uccelli sui rami? Perché gli scoiattoli si rincorrono sempre’”. Insomma, era una domanda continua, tanto che LIP,  la libellula, domandò a ZIC ZAC:”Ma la tua amica quando si riposa? Non ho mai conosciuto una zanzara così curiosa”. E ZIC ZAC le rispose:”Anch’io pensavo di conoscerla,  ma questo viaggio mi riserva tante sorprese. E’ veramente speciale. Sai la chiamano ZIP, la zanzara che scoccia”. “E’ vero”disse ZIP “ma io voglio conoscere e questo viaggio è un’occasione magnifica per imparare tante cose. E’ vero, voi le conoscete, ma io voglio sapere. Mi piace tanto”.”Va bene, ma ogni tanto lascia riposare le nostre orecchie”disse LIB.”Promesso…però perché le formiche camminano in fila indiana e i grilli saltano sempre?”. Insomma ZIP non voleva proprio tacere. Finalmente arrivarono a un piccolo laghetto e le tre amiche si fermarono per riposarsi. ZIP, ormai, non sentiva più bisogno di bere qualche goccia di sangue. Aveva imparato a gustare l’acqua e se ne era innamorata. Era qualcosa di bello,  di pulito, di fresco,  che la faceva stare bene. Chiuse i suoi occhi e si mise a sognare. Le sembrava di essere già arrivata alla casa della nonna di ZIC ZAC, quando sentì una voce forte che diceva:”Ehi, cosa fate nel mio prato? Chi vi ha dato il permesso?”. Era RIC,  il riccio,  che non era molto contento di quelle intruse.

“Scusa”gli dissero le tre amiche “Ci stavamo riposando, perché stiamo facendo un lungo viaggio. A proposito, ci puoi indicare la strada per andare da ZIC ZAC. Sai:è mia nonna”.”Ah! Quella simpatica vecchietta che racconta tante storie” disse RIC. “La conoscono tutti. E quando qualcuno va da lei,  viene accolto bene, però deve avere pazienza per ascoltarla. Racconta delle storie meravigliose. Se volete, vi accompagno per un pezzo di strada,  fin dal mio amico FRU FRU, il leprotto. Ma, state attente, lui è sempre di fretta”. E così si misero in cammino. RIC però non aveva detto che anche lui era un grande chiacchierone. Dopo qualche minuto, già sapevano le ultime notizie della foresta. Lui conosceva tutti e tutti. Sembrava che i suoi aculei attirassero le notizie, come il miele per le api. Anzi, passando davanti a un alveare, furono invitate a prendere qualche goccia di miele. Veramente delizioso. Volevano sapere qualche cosa di più sulla vita delle api. Ma RIC le richiamò alla realtà. La strada era ancora lunga e non ci si poteva fermare troppo. A una svolta della strada,  videro una piccola casetta e un tale che correva vanti e indietro,  a tutta velocità. “Ehi, FRU FRU” disse RIC al leprotto, “Ti stai allenando per le Olimpiadi del Bosco?”.“Ciao RIC” disse FRU FRU “Non ti avevo visto. Ma chi sono quelle che ti accompagnano? Sono una tua nuova conquista?”. Sembra che RIC avesse la fama di conquistatore in tutto il bosco. Divenne un po’ rosso e poi rispose:”Non ti preoccupare. Sono delle amiche che cercano la casa di ZIC ZAC. Vogliono avere delle risposte. Naturalmente,  tu puoi accompagnarle”disse RIC. “Aspetto che faccio ancora una corsa e poi, dopo una veloce doccia, sarò pronto. Intanto, voi entrate in casa e bevete del succo di mirtillo. E’ delizioso!” e così dicendo FRU FRU filò via velocissimo. Ma dopo qualche minuto era di ritorno, soddisfatto per il suo allenamento.

“Allora, siete pronte? Ho voglia di farmi una bella camminata”disse FRU FRU. E una salto di qua e uno di là, partì a tutta velocità. Le due amiche facevano fatica a seguirlo. Gli gridarono di andare più piano, ma lui non sentiva. Era tutto felice. Non si accorse che stava per sbattere contro una roccia segnaletica. All’ultimo minuto riuscì a frenare. Ma che paura! “Te lo abbiamo detto”gli dissero le due amiche “vai più piano. E adesso dove andiamo?” “Un attimo, mi sono perso” disse FRU FRU “Ma c’è qualcuno che può aiutarci. Lo vedete quell’uccello  là in alto che picchia sempre? E’ PIC,  il picchio. Lui sicuramente ci dirà qualcosa”. E rivolgendosi a lui:”Ehi PIC, come va? Ci puoi indicare la strada per andare da nonna ZIC ZAC?”. “Ah, sei tu,  il solito confusionario” disse PIC “seguitemi piano piano e vi porterò sulla strada giusta”. E così FRU FRU dovette andare piano per accompagnare le sue amiche. La strada diventava sempre di più piena di fiori. Sembrava un viale che doveva portare da qualche parte. Finalmente sbucarono in una radura. Aveva qualcosa di speciale. Tutto intorno c’erano delle panchine che sembravano aspettare qualcuno. In fondo c’era una casetta piena di fiori. Era un ‘arcobaleno di colori. “Eccovi arrivati” disse PIC. ”Ma, fate attenzione. E’ il momento della siesta della nonna. Aspettate un pochino. Poi tirate quella campanella e lei verrà ad aprirvi. Ciao a tutti. Sono stato contento di avervi conosciuto”  e se ne volò via.

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Piano piano LIB, ZIP e ZIC ZAC si avvicinarono alla casetta di nonna ZAC ZIC. Tirarono la campanella e…una simpatica vecchietta aprì loro la porta. Riconobbe subito la nipote e accolse le sue amiche con gioia. Entrarono in punta di zampette in quel regno meraviglioso che era la casa della nonna. Non avevano mai visto nulla di simile. Tutto era in ordine, pulito. C’erano fiori dappertutto e alle pareti dei piccoli quadretti,  fatti con le foglie del bosco. Era veramente bello stare là. La nonna le fece accomodare. Andò a prendere del succo di lampone. Era la sua specialità. Lo mescolò con la rugiada. Era veramente delizioso. Ascoltò pazientemente le tre amiche. Le lasciò parlare a lungo. Aveva capito quello che cercavano. Ma voleva che da sole trovassero la risposta ai loro problemi. Fece finta di dormire. Ma ZIP la risvegliò, dicendole:”Allora, nonna, cosa dobbiamo fare. Abbiamo fatto un lungo viaggio per chiedere i tuoi consigli e tu ti metti a dormire? Lo sappiamo che sei stanca, perché lavori molto. Ma noi abbiamo bisogno del tuo aiuto. Per favore, dacci una mano”. Nonna ZAC ZIC si aggiustò bene gli occhiali,  le guardò con dolcezza e cominciò a parlare.

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“Sono contenta che siete venute a trovarmi. Lo sapevo che un giorno vi avrei viste. Grazie, cara nipote, che mi hai portato la tua amica ZIP. Grazie anche a LIB e a tutti gli amici della foresta che vi hanno accompagnato. Sapete, anch’io in tutti questi anni ho cercato delle risposte. Avevo tante domande che volevo fare a qualcuno. Ma non ho mai trovato chi mi aiutasse. Finché un giorno…Stavo passeggiando intorno alla casa, vicino a quel grande fungo bianco che insieme ai suoi fratelli fanno corona alla casa. Ad un tratto delle gocce di rugiada cadono dai rami del grande abete. Le vedevo ogni giorno. Era una cosa normale. Ma quella volta caddero su un fiore azzurro che le accolse tutto contento. Bevve con avidità, quando arrivò subito uno sciame d’api. Avevano l’acquolina in bocca e volevano fare festa anche loro. Il fiore azzurro le accolse tutto contento. Voleva condividere con altri quello che aveva ricevuto. Insomma,  avevo capito, avevo finalmente trovato la risposta. Allora ZIP chiese:”Ma quale?”. “E’ semplice”disse la nonna “le gocce di rugiada si erano mescolate col fiore e il fiore con le api. Ognuno aveva ricevuto e dato qualcosa. Per questo erano felici. Prova a farlo anche tu. Ma ora è tardi. Andate a dormire, perché domani avrete un lungo viaggio”. “Buonanotte, nonna” dissero in coro le tre amiche e si addormentarono.

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Il sole si era appena alzato, quando la nonna svegliò le tre amiche. “Forza, venite a fare colazione. C’è della rugiada fresca e del succo di more. Buonissimo” disse la nonna. E le tre amiche si misero a tavola. Non sapevano più come dire grazie alla nonna per tutto quello che avevano ricevuto. “Il grazie ve lo dico io” disse la nonna “Voi avete condiviso con me un po’ delle vostra vita,  delle vostre difficoltà. Mi avete reso felice. Buon viaggio”.

E le tre amiche se ne volarono via. Incontrarono tutti quelli che avevano loro indicato un pezzetto di strada. Ormai ZIP era arrivata a casa sua. Salutando le sue amiche, vide che sotto la finestra era cresciuto un fiore azzurro e intorno a lui uno sciame d’api.

Chissà come era successo?


Isola San Giulio Di Orta (VB) 13-14/07/2009)

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