Il mio amore ti salverà

scritto da Giovanna Rezzoagli

Uomini e donne si innamorano in modo diverso. Amano in modo diverso e, soprattutto, sono spinti verso l’innamoramento da pulsioni diverse. L’uomo e la donna sono entrambi esseri appartenenti alla stessa specie, sono dotati di eguali facoltà intellettive, dovrebbero godere di pari diritti e pari doveri in ambito sociale e dovrebbero possedere pari dignità nei vari contesti che costituiscono, nel loro insieme, la vita. Di fatto non è quasi mai vero. Anche nelle più emancipate società la figura della donna viene sovente strumentalizzata e sfruttata, vittima di stereotipi secolari che affondano le radici nelle strategie evolutive più antiche: la donna di aspetto piacevole ancora oggi trova più agevolmente lavoro rispetto ad un’altra parimenti qualificata ma meno esteticamente favorita. Anche l’uomo è, anche se in contesti più limitati, vittima di antichi stereotipi: un esempio lampante di ciò  è la preferenza accordata dai giudici alle madri per l’affido dei figli in caso di separazione o divorzio, sono molto rari i casi in cui un padre ottenga in via esclusiva l’affidamento dei figli anche in presenza di gravi situazioni. La resistenza di questi pregiudizi si spiega con l’affermarsi, millenni fa, della strategia evolutiva vincente costituita dal fenomeno emotivo che tutti conosciamo con il termine di innamoramento . La donna persegue la finalità di proteggere e salvaguardare i propri figli, l’uomo persegue la finalità di generare figli  tramandando ed imponendo il proprio patrimonio genetico. L’innamoramento è proprio il legame che nasce tra un uomo ed una donna per soddisfare sia l’esigenza di lei di avere l’aiuto del compagno per crescere i figli, sia l’esigenza di lui di essere scelto per generare figli. Molto poco romantico, ma estremamente efficace per la salvaguardia della specie umana. Se l’essere umano non avesse sviluppato la capacità di innamorarsi molto probabilmente oggi saremmo estinti o non avremmo raggiunto il livello di sviluppo di cui godiamo. L’uomo e la donna hanno pertanto uguale onorabilità umana, ma sono molto diversi nel loro approcciarsi ai propri simili. Queste differenze sono spesso favorite dal contesto sociale e culturale. In alcuni casi tali contesti possono giungere a produrre condizionamenti molto forti, in grado di influenzare anche le scelte di vita di una persona sino a renderle, di fatto, patologiche. E’ il caso di una bambina che sia stata vittima di violenza e maltrattamenti, o che sia cresciuta in un contesto in cui la madre o altre figure importanti subissero vessazioni. Per un complesso processo di identificazione con la figura materna (ben descritto da Jung con la fenomenologia che prende  nome di “Complesso di Elettra”), nella vita adulta la bimba in questione, tenderà a scegliere uomini problematici, violenti, oppure con difficoltà esistenziali, convinta di riuscire a “salvare” col proprio amore colui che in buona fede crederà di amare. In realtà cercherà inconsciamente di dimostrare a se stessa di essere capace di “gestire” un rapporto con un compagno aggressivo molto meglio della madre con cui si è identificata. Un modo patologico per rivalersi contro colei che avrebbe dovuto proteggerla, ma che  non lo ha fatto, o che non lo ha saputo fare, in modo efficace. Una dinamica complessa e difficile da elaborare, che tuttavia spiega molto bene il perché tante donne si innamorino, o credano di innamorarsi, sempre di uomini “sbagliati”. Se nessuno ha dimostrato loro che meritano di essere amate per quello che sono e che hanno tutto il diritto di essere, come possono amarsi a loro volta?

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