Il DSM IV e la classificazione delle parafilie

scritto da Giovanna Rezzoagli


Con l’acronimo “DSM” si  configura il  cosiddetto “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, internazionalmente noto come “Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders”. Questo manuale è stato pubblicato dall’American Psychiatric Association con lo scopo di rendere più omogenei i criteri diagnostici in ambito psichiatrico. La prima edizione risale al 1952 (DSM-I), la seconda è datata 1968 (DSM-II), la terza 1980 (DSM-III) cui segue una revisione del 1987 (DSM III-R),  infine  la  quarta  edizione  (più  aggiornata  e  strettamente  correlata  alla  “Classificazione Internazionale delle  Malattie e  dei  Problemi  di  Salute Correlati” dell’O.M.S.) nasce nel  1994 e prende, appunto, il nome di DSM-IV. Nel corso degli anni, sempre più specialisti Medici Psichiatri e Psicologi di tutto il mondo hanno determinato il configurarsi del DSM, nelle varie edizioni, come uno strumento attendibile ed estremamente utile per diagnosticare con criteri universali patologie e disturbi che possono avere molte  sfaccettature. Per fare un esempio di  facile  comprensione, un paziente  cinese  che  manifestasse  sintomatologia  configurabile  nel  contesto  di  una  depressione reattiva  (conseguente  cioè  ad  un  avvenimento  attinente  il  vissuto  del  paziente),  si  vedrebbe verosimilmente diagnosticata la stessa patologia tanto in Cina che in Italia od in Australia, a patto di rivolgersi  ad  uno  specialista  aggiornato  e  preparato.  Le  discipline  afferenti  la  diagnosi  ed  il trattamento  dei  disturbi  mentali  sono scienze  relativamente  giovani  ed  in  continua  evoluzione, grazie anche al progredire di discipline quali la Neurologia, la Neuroradiologia, la Farmacologia, la Farmacocinetica e persino l’Endocrinologia. Ecco perché il DSM si aggiorna e corregge se stesso in tempi relativamente brevi. Questa premessa si rende necessaria per comprendere come determinati disturbi fossero, negli anni passati,  configurati come vere e proprie patologie, mente attualmente siano classificati come disturbi di tipo comportamentale. E’ questo il caso delle cosiddette parafilie. In  ambito  psichiatrico,  psicopatologico  e  sessuologico  con  parafilia  (dal  greco  para παρά  = “presso”,  “accanto”,  “oltre”  e  filia φιλία  =  “amore”,  “affinità”)  si  intende  un  insieme  di manifestazioni  della  sessualità  umana.  Il  termine  “Parafilia”  è  stato  coniato  dal  DSM-IV  per raccogliere in un’unica classe i  disturbi dell’eccitazione sessuale, a causa dei quali il soggetto, pur perfettamente consapevole della propria condizione, non riesce a vivere una sessualità svincolata da comportamenti disturbati e disturbanti. I  più noti  e frequenti sono:

1) Esibizionismo sessuale: si verifica quando il  soggetto presenta,  per un periodo maggiore o uguale a sei  mesi,  la  fantasia, l’impulso  o  la  necessità  di  mostrare  i  propri  genitali  ad  estranei.  Può  evolvere  in  patologia conclamata;

2) Feticismo sessuale: si verifica quando il soggetto presenta, per un periodo maggiore o uguale a  sei  mesi,  la  fantasia,  l’impulso o  la  necessità di  raggiungere l’eccitamento sessuale attraverso oggetti inanimati; si classifica come disturbo di tipo compulsivo a sfondo sessuale;

3) Frotteurismo: si verifica quando il soggetto presenta,per un periodo maggiore o uguale a sei mesi, il bisogno di strofinarsi addosso ad una persona non consenziente;

4) Pedofilia:  si verifica quando il soggetto presenta, per un periodo maggiore o uguale a sei mesi, desiderio sessuale o eccitamento sessuale verso bambini  di  età inferiore ai  13 anni, può essere rivolto sia  verso i  maschi che le femmine, o contemporaneamente;

5) Masochismo:  si  verifica quando il  soggetto presenta,per un periodo maggiore o uguale a sei mesi,impulsi e comportamenti reali  mirati ad ottenere  umiliazione psico-fisica;

6) Sadismo: si verifica quando il soggetto presenta,per un periodo maggiore o uguale a sei mesi, impulsi e comportamenti reali mirati ad infliggere sofferenza;

7) Travestimento: si verifica quando il soggetto presenta,per un periodo maggiore o uguale a sei mesi, la tendenza a travestirsi in persona appartenente al sesso opposto;

8) Voyeurismo: si verifica quando il soggetto presenta,per un periodo maggiore o uguale a sei mesi, impulso e desiderio di osservare persone in atteggiamenti sessuali,  ignare dell’essere osservate;

9) Travestitismo:  rientra nelle parafilie ma è considerato a margine  del  disturbo  dell’identità  sessuale.  Nel  DSM-IV si  caratterizzano  le  parafilie  in  base all’aspetto ossessivo – compulsivo verso comportamenti o situazioni non direttamente connessi alle finalità riproduttive tipiche del sesso tradizionale. In mancanza di questo elemento, simili pratiche sessuali  vengono considerate  soltanto  inusuali,  senza  necessariamente  implicare  che  esse  siano “sbagliate”  o  “malate”.  Il  termine  parafilia  è  stato  introdotto  per  sostituire,  all’interno  di  una classificazione scientifica più rigorosa, la vecchia definizione di perversioni o deviazioni sessuali, fra le quali erano state incluse anche l’omosessualità e altre forme di sessualità.

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