Il coraggio di essere se stessi

scritto da Giovanna Rezzoagli

Nella nostra cultura il coraggio viene considerato una delle virtù umane più qualificanti per una persona, come stato emotivo viene posto in contrapposizione a quello della paura. Già Aristotele aveva distinto il coraggio dalla temerarietà, avvicinando il coraggio alla saggezza e la temerarietà alla stoltezza. Infatti il coraggio tiene conto delle condizioni di realizzabilità dello scopo che il soggetto si prefigge o di un superamento di un pericolo. Lo psicologo statunitense Rollo May, nella sua opera “L’uomo alla ricerca di sé”, definisce il coraggio come

“la semplice virtù di cui l’uomo abbisogna, in qualsiasi epoca, per attraversare l’impervia via che dall’infanzia conduce alla maturità”

Il Counseling aiuta a promuovere l’individualità della persona. Assieme alla libertà, all’integrazione sociale  ed alla tensione religiosa,il principio dell’individualità rappresenta l’essenza della personalità umana, secondo Rollo May. Compito del Counselor è quello di sostenere il proprio cliente ad elaborare la consapevolezza del suo essere una creatura libera. Ma quando una persona può dirsi libera? Quando agisce senza costrizioni? Quando si abbandona agli istinti? Quando si astrae dalle necessità fisiologiche? In qualità di Counselor, ho maturato l’esperienza per poter affermare che ciascuna persona elabora il proprio concetto di libertà, relativizzandolo spesso a proprio uso e consumo. Le persone compiono distorsioni, a volte drammatiche, della realtà oggettivabile pur di non confrontarsi con situazioni di profondo disagio. Disagio che, spesso, si origina dal vivere situazioni di costrizione più o meno evidenti. L’essere umano ha necessità di essere accettato, nutre il bisogno essenziale di vedere riconosciuto il proprio sé. L’indifferenza ferisce profondamente perché nega, di fatto, lo status di individuo. Per essere socialmente accettati e, quindi, riconosciuti, tutti noi scendiamo ogni giorno a compromessi. Scivolando spesso nel conformismo, a scapito della nostra individualità. Si crea un perverso meccanismo inconscio: più io devo conformarmi a situazioni che non condivido, maggiormente correrò il rischio di diventare dogmatico ed intransigente con chi mi vive accanto, il quale a sua volta subirà le mie pressioni e si troverà ad esserne condizionato. Tanto più la personalità di un soggetto sarà scarsamente strutturata, tanto più elevato sarà il rischio di sviluppare problematiche suscettibili di risvolti anche patologici. Ogni persona è unica ed irripetibile, con tutti i diritti di esprimere la propria personalità compiutamente. Il coraggio di essere se stessi nasce dalla consapevolezza non soltanto della propria unicità, ma anche di quella altrui. Chiunque  esso sia. Il coraggio figlio della consapevolezza, della forza interiore, della ragione e della maturità. Mahatma Gandhi ha detto:

“Per praticare la nonviolenza, bisogna essere intrepidi e avere un coraggio a tutta prova.”

Quanti di noi hanno il coraggio di essere praticanti di se stessi, delle proprie ideazioni oggi? Senza alzare la voce, senza alzare le mani. Senza cadere, come Narciso, nella tentazione  di idolatrare un’immagine riflessa in uno specchio di acqua che una semplice brezza può increspare e frantumare.

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