30 novembre 1979: “piacevolmente insensibile”


“Ho un libriccino nero con le mie poesie / Ho una borsa con uno spazzolino da denti e un pettine / Quando faccio il buon cane talvolta mi buttano un osso / Ho degli elastici ad allacciare le mie scarpe / Ho la tristezza profonda delle mani gonfie/ Ho tredici canali di merda da scegliere in TV / Ho la luce elettrica / Ho una seconda vista /Ho una sorprendente capacità di osservazione / Ed è quanto mi è noto / Quando cerco di comunicare / Al telefono con te / Non c’è nessuno in casa…”

E chi di noi, come Pink, non ha avuto un file nascosto per tentare di dare una voce ai momenti “no” della vita, "… perché il dolore è eterno/ ha una voce e non varia, come il belato della capra in cui  Umberto Saba… sentiva querelarsi ogni altro male,/ ogni altra vita.". Sono versi che danno forma ai momenti e agli stati d’animo delle difficoltà di interazione con chi si divide la propria vita,  combattuti tra bisogno di aprirsi e paura di esporsi. Versi che ancora non conoscevo quando anche la mia vita aveva una brusca caduta di certezze e la mia casa era finita dentro una borsa. Ricordo che fu un mio ex studente a farmi sentire per la prima volta questo album qualche anno dopo la sua uscita. Già al primo ascolto un “quid” che mi fece correre ad acquistare l’album, a ricercarne faticosamente i testi, a spingermi a conoscere tutto sui Pink Floyd e sul creatore delle liriche (Roger Waters).

“Noi non abbiamo bisogno d’istruzione, / Non abbiamo bisogno di controllo sul pensiero / Di sinistro sarcasmo in classe, / Professori, lasciate stare noi ragazzi / Ehi, prof, lascia stare noi ragazzi / Dopo tutto questo è solo un altro mattone nel muro / Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro.”

E chi di noi non ha trovato la forma a quella voce che non varia nei momenti e negli stati d’animo provati nella scuola degli anni 50/60 quando non potevi mai avere voce per le tue ragioni e che, nel mio caso, per strana ironia della sorte, mutate le posizioni nell’aula, avranno senz’altro ricevuto una lettura di rimando…

I miei coetanei avranno riconosciuto due liriche dell’album “ The Wall” uscito ufficialmente il 30 novembre del 1979. Già, proprio 30 anni fa … e molti di noi non si sono accorti di essere nel frattempo invecchiati, o forse ce ne accorgiamo proprio oggi.  Lasciamo pure agli “esperti” il problema se in questo album la musica sia subordinata ai testi o se i testi siano integrati in una musica impeccabile. E’ solo un album che sa entrare nell’anima con ogni suo singolo rumore. E’ certo che anche i testi “fuori testo” (non facili da trovare e difficili da comprendere dall’Inglese) sono parte integrante dell’album, densi di messaggi le cui parole chiave sono l’impotenza di comunicare, ma anche la presenza costante dell’ultima guerra come sfondo costante: la guerra che priva realmente Pink (Roger Waters) del padre, la cui figura sarà ancora più enfatizzata nel successivo album “ The final cut”; taglio finale anche per la band oramai in disarmonia per l’egemonia dispotica di Roger Waters.  Anche se alcuni non l’avranno notato, la stessa lirica “ Vera” non ha nulla di immaginario e si riferisce ad una Vera Lynn, morta qualche mese fa, e la cui voce fu di conforto a tutti i soldati inglesi impegnati nel conflitto. Questo album doppio, rappresenterà una delle pietre miliari di una musica che sostituirà probabilmente nel tempo la “ musica dotta” degli Autori del ‘900? Sarà la “musica classica” del XX secolo? Chi vivrà tra un paio di secoli dirà se “Ho (avuto) come Pink una sorprendente capacità di osservazione …”. Oggi ho voluto riascoltare questo album che non ascoltavo da anni mentre ero dietro a revisionare alcune bozze, interrompendo un po’ la revisione sulle liriche iniziali del secondo CD: le più dure, le più interiori, assolutamente non spontanee come impeccabile “prodotto artistico finale” ma estremamente spontanee nel comunicare solitudine, difesa e nel contempo il disperato bisogno di “di volare o di cadere assieme …” o semplicemente di essere ascoltati. Già, oggi è così difficile essere ascoltati come noi abbiamo la stessa chiusura e difesa nell’ascolto degli altri.
“Is there anybody out there?”
E’ la domanda di Pink e di ogni uomo che non è più bambino e che indossa ogni mattina la sua maschera blindata: a ciò la vita obbliga molti di noi nei rapporti interpersonali.
“… Quando ero un bambino / Ebbi una fugace visione / Con la coda dell’occhio / Mi voltai a guardare ma era sparita / Non posso più afferrarla ora / Il bambino è cresciuto / Il sogno è finito / E io sono diventato / Piacevolmente insensibile”

Sono i versi finali di “confortably numb” nella seconda parte dell’album. Versi di una tristezza gelida che precedono un finale dove (probabilmente) si mescolano elementi autobiografici molto più enfatizzati nell’omologo film diretto da Alan Parker.  Questo e non altro ho voluto ricordare oggi a trent’anni di distanza, quando, come tanti altri con analoghe storie, ho di nuovo una casa e una famiglia ma conservo, per abitudine, una borsa di tela nera nell’armadio del mio studio con poche cose dentro (forse il dentifricio sarà seccato). E’ la trincea dalla quale è difficile riuscire ad uscire … Da allora. Il mondo è cambiato, il sogno è finito col passare degli anni e anch’io, come Pink, sono ormai diventato piacevolmente insensibile in un mondo che anch’esso appare globalmente precipitato in quell’incubo metropolitano anticipato da “Run like Hell” e dove tutti siamo spettatori “piacevolmente insensibili”.

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